Intervista a Anna Grimaldi

Intervista a Anna Grimaldi

Responsabile Struttura di supporto e coordinamento tecnico-scientifico – Dipartimento Mercato del Lavoro e Politiche Sociali - ISFOL, Roma

 

2014_Grimaldi_AnnaIn Italia la mancanza di un’istanza centrale, a cui sia affidata la responsabilità della materia o comunque il coordinamento, ha limitato l’efficacia e l’efficienza delle politiche di orientamento, facendo peraltro aumentare il numero e le tipologie di strutture presenti nei diversi territori regionali. Lei cosa ne pensa?

Dopo anni di frammentazione e diversificazione, di mancanza di un coordinamento centrale , istituzionale, oggi l’Italia è arrivata, finalmente, ad un punto di svolta.

Sollecitati delle evidenze empiriche, dai risultati scientifici, dalle analisi, non ultima quella del I rapporto nazionale sull’orientamento fatta dall’Isfol, e dalle raccomandazioni europee, come la stessa Garanzia per i giovani, l’Italia ha dovuto e voluto cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dell’orientamento, mettendosi finalmente nella condizione di considerarlo, a tutti gli effetti, necessario e strategico, non azione o strumento ma vera e propria politica attiva.

 

A partire dal I Rapporto nazionale sull’Orientamento, che ha creato una banca dati unitaria delle strutture e degli operatori dell’orientamento, ad oggi, con l’approvazione delle Linee guida nazionali, quali delle azioni intraprese sono state, secondo lei, più importanti?

L’Italia ha approvato nel dicembre del 2012 in Conferenza Unificata un accordo, firmato dalle istituzioni che a diverso titolo si occupano di orientamento, che segna una svolta delle politiche di orientamento e traccia la strada da fare. É una pagina importante per l’orientamento italiano che ha una doppia valenza, scientifica, perché sancisce una definizione di orientamento ancorata ad assiomi e paradigmi importanti, in linea con la moderna letteratura internazionale, e politica, perché tutte le istituzioni hanno lavorato in accordo, creando un gruppo interistituzionale con la mission di dare le linee guida e gli standard relativi ai servizi di orientamento e alle competenze degli operatori. Il gruppo ha lavorato alacremente fino al 20 dicembre scorso quando, ad un anno esatto dall’inizio dei lavori, ha approvato le Linee Guida sull’Orientamento. Un documento importantissimo in linea con le raccomandazioni europee e con la letteratura più avanzata in materia di orientamento.

Adesso si sta lavorando per produrre uno standard di servizi e di competenze. Ci siamo dati la scadenza del 30 marzo, anche se rispettarla, vista la situazione così frammentata e diversificata da cui si parte, sarà arduo. Ma lo scenario italiano è, adesso, certamente, positivo.

 

Quali sono le priorità per l’orientamento e il lavoro che occorre fare nei prossimi anni?

Per la prima volta ci troviamo davanti ad un sistema orientamento che vuole parlare una lingua comune, che ha un coordinamento centrale. La sfida è il prossimo futuro. Il fatto di aver delineato uno scenario e le linee guida italiane, nonché uno standard lascia aperta la sfida del vedere come, in che modo e quando, i diversi sistemi (penso alla scuola, alla formazione e al lavoro), ma anche i diversi territori (provincie, comuni e Università) agiranno nel concreto.

Occorrerà, secondo me, fare un serio e costante monitoraggio, un’azione di controllo centralizzata, o a carico dello stesso gruppo di lavoro, o a carico di un centro risorse con un mandato specifico, per verificare come si regolino i singoli  e come portino avanti le premesse condivise.

 

Parliamo invece della figura dell’orientatore. La definizione dei percorsi di certificazione degli operatori è oggi una vera necessità. Cosa ci possiamo aspettare?

La necessità di attivare un sistema di monitoraggio costante risponde anche alle necessità di formazione e riconoscimento delle competenze degli operatori.

Il tema degli operatori è quanto mai complesso perché parliamo di migliaia di persone (almeno 20.000 secondo le ultime stime, di cui almeno il 30% con contratti a progetto) che si occupano di orientamento a diverso titolo, con competenze diverse. Occorre delineare le competenze di questi operatori e capire quali sono le strade per certificarle.

Al momento la priorità, secondo me, è quella di dare visibilità e riconoscimento a chi già opera nel settore facendo una valutazione e riconoscendo le competenze acquisite sul campo. Magari, laddove sia necessario, attivando corsi o percorsi per l’implementazione delle competenze.

Un discorso diverso è da fare invece per i nuovi, i futuri orientatori. Un ragionamento che va fatto però in termini qualitativi e non quantitativi perché vista la grande quantità di persone che già oggi lavorano in quest’ambito, non mi senso di dire che ci sarà a breve bisogno di nuovi orientatori.

Certo però ci si dovrà muovere per creare un percorso di formazione ad hoc con specifiche competenze. Fin ora in Italia infatti si è considerato l’orientamento come una sottocategoria di altre discipline. C’è quindi chi ritiene che debba fare l’orientatore lo psicologo chi invece un formatore. Io credo invece che sia necessario uscire da questa logica e iniziare a parlare di una scienza dell’orientamento con competenze specifiche e trasversali.

 

Chi in questi anni si è occupato di orientamento, parliamo ad esempio dei tanti docenti orientatori delle scuole superiori, cosa si dovranno aspettare? Verrà riconosciuto il loro lavoro o, privi di un riconoscimento certificato, perderanno e faranno perdere alle scuola il know-how acquisito sul campo?

La scuola ha in questo campo un compito fondamentale e non c’è scuola ormai sul territorio nazionale che non abbia attivato progetti o che comunque non consideri l’orientamento come una sua priorità. La scuola ha un compito importante, proprio perché propedeutico grazie alla didattica orientativa che però poi deve fare riferimento ad azioni poi più specifiche che possono essere messe in campo solo dai servizi del territorio. Ognuno deve avere le sue competenze, perché la funzione dell’orientatore non può essere svolta da un insegnante.

Ma la scuola è l’orientamento sono realtà indivisibili e quindi vanno valorizzare competenze e prassi consolidate. In questo senso si sta muovendo anche il Ministero dell’istruzione. Nel nuovo decreto Scuola, che non hanno ancora reso pubblico, si parla di due ore di orientamento settimanali. Sono curiosa di vedere cosa si intende esattamente.

Si tratta comunque di un passo fondamentale.

 

Orientamento e scuola, orientamento e educazione dovrebbero viaggiare di pari passo. Ma guardando l’utenza finale che usufruisce dei servizi di orientamento viene da chiedersi se non sia necessario lavorare di più sull’educazione all’orientamento, partendo dalle scuole stesse.

Per portare avanti un concetto, un progetto e azioni così importanti non si può prescindere dall’educazione  e della diffusione della conoscenza di tali politiche. Ma il primo lavoro da fare è certamente quindi sugli insegnati e sui genitori. Sappiamo dalle indagine condotte in questi anni a livello locale e nazionale che i giovani continuano a scegliere la scuola in base ad input che hanno dalla famiglia, dagli amici e dall’insegnate con cui entrano in sintonia, Quindi non dal sistema scuola ma dal singolo docente. Per questo, spesso, un bravo insegnate di filosofia può, facendo amare la materia, invogliare molti studenti a scegliere quella facoltà, così come invece, indipendentemente dalle reali attitudini personali, l’idea, purtroppo ancora radicata in Italia, della difficoltà e inaccessibilità delle facoltà scientifiche, porta molti studenti a scartarle a priori. L’orientamento è quindi, inutile ripeterlo, una necessità.

 

In un periodo storico, economico e sociale così complicato è inevitabile provare disorientamento e confusione. Si può dire che non ci sia target di popolazione che non sia toccato da un problema di orientamento. Questa esigenza si registra sia da parte di chi fruisce dei servizi come cittadino, sia da coloro che li programmano o li offrono. In questo senso “orientare” diventa azione cruciale del sistema ma si lega ad un orientamento che non sia episodico ma continuo e legato ad ogni fase della vita. Secondo lei è possibile davvero creare un sistema di orientamento che segua l’individuo nell’arco della sua crescita personale, formativa e lavorativa?

Chiunque, nell’arco della vita, dovesse fare domanda di servizi di orientamento, avrebbe diritto ad avere delle risposte.

Generalmente parliamo di orientamento per i ragazzi tra i 15 e i 30 anni, con una grande attenzione al pericolosissimo fenomeno dei Neet, ma nella realtà anche un cinquantenne, costretto a cambiare lavoro o una donna che vuole ricominciare a lavorare dopo una maternità dovranno trovare un “sistema orientamento” a loro disposizione. E a questo proposito sarà interessante vedere, attraverso un monitoraggio ad hoc, come e in che modo si svolgeranno questi servizi. Io però, in tutta onestà, credo che questa sia una sfida, importante, la cui realizzazione è ancora lontana. Certamente è una sfida che l’Italia ha colto e che vuole vincere.

 

Impossibile non pensare, in tema di orientamento, anche al Piano, appena approvato, della “Garanzia per i Giovani”. Lei cosa ne pensa?

La Garanzia Giovani è un’importante sfida culturale per l’Italia perché introduce chiaramente, per la prima volta, nel nostro Paese il concetto della politica attiva dell’orientamento.

La Garanzia non è uno strumento per creare lavoro ma per attivare i giovani e dargli strumenti e sostegno attraverso le diverse azioni esplicitare nel Piano.

La Garanzia per i Giovani è un grande passo in avanti per I’Italia. Io ho partecipato attivamente alla realizzazione del Piano e ho visto l’interesse delle Istituzioni e del Governo sull’argomento. Tutti  hanno riconosciuto e riconoscono l’utilità e la necessità dell’orientamento come azione di sistema, strategia, nel Paese.

Non è certo un caso che le Linee guida dell’Orientamento siano state approvate proprio contemporaneamente con il Piano della Garanzia Giovani.

 

a cura di Paola Castellazzo

 

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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