Intervista a Ilaria Zanardi

Lavora all’Istituto di Biofisica del CNR, ha 33 anni ed è genovese. È Ilaria Zanardi la vincitrice dell’edizione italiana di Famelab 2013. Zanardi, che proveniva dalla selezione locale di Genova, e ha dedicato la sua esibizione ai sensi (i cinque canonici più gli altri) ha avuto la meglio sui 13 finalisti provenienti dalle sette selezioni che si sono svolte a Genova, Trento, Trieste, Bologna, Ancona, Perugia e Roma. FameLab è una competizione che mette in rapporto chi vive e lavora per la scienza con il pubblico, che è desideroso di capire qualcosa in più delle scoperte degli scienziati. Una gara di divulgazione scientifica, nel corso della quale gli sfidanti hanno a disposizione solo tre minuti per catturare l’attenzione del pubblico e farsi capire.
Il suo campo di azione è la biofisica, ama la ricerca e vuole fare divulgazione scientifica, tra i giovani, nelle scuole, perché la scienza “rende ogni giorno migliore la nostra vita”.

Quando ha deciso quale sarebbe stata la sua strada? Cosa l’ha influenzata?
Ho avuto il mio momento “illuminante” in I o II media, non ricordo esattamente. La mia insegnante di scienze ha iniziato a spiegare le teorie di Mendel e gli esperimenti scientifici correlati. Quella è stata la mia epifania con il mondo della scienza.
In famiglia nessuno aveva questa passione, ma dopo di me, anche mio fratello, forse contagiato dal mio entusiasmo, ha scelto Scienze naturali.

Lei lavora presso l’Istituto di Biofisica del CNR di Genova. Di cosa si occupa il CNR?
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è il più grande Ente di ricerca italiano e uno dei maggiori a livello internazionale. In un quadro di cooperazione e integrazione europea ha il compito di svolgere, promuovere e valorizzare ricerche nei principali settori della conoscenza e di applicarne i risultati per lo sviluppo scientifico, culturale, tecnologico, economico e sociale del Paese. La sua rete scientifica è composta da oltre 100 Istituti, articolati in 7 Dipartimenti. Tra questi il CNR a Genova.

In cosa consiste esattamente la sua attività?
Io lavoro all’Istituto di Biofisica del CNR di Genova. La biofisica è la scienza che congiunge la biologia con la fisica, studiando le forme di vita in tutte le loro varietà e complessità, e descrivendo i meccanismi con cui gli organismi si nutrono, comunicano, interagiscono con l’ambiente e si riproducono. La fisica studia le leggi matematiche alla base dei fenomeni naturali e fornisce accurate predizioni delle forze che operano in sistemi idealizzati. Abbreviare la distanza fra la complessità della vita e la semplicità delle leggi fisiche e’ la sfida che anima la biofisica. Il bello di lavorare in un istituto come il mio è dato dall’unicità della gente che ci lavora, fisici, biologi, matematici, ingegneri. Tutti concorrono a trovare soluzioni, diverse, interdisciplinari, allo stesso problema.
Nello specifico mi occupo dello studio di alcune proteine situate sulla membrana cellulare, che è un sottile rivestimento che delimita la cellula in tutti gli organismi viventi. Lo studio di queste proteine ci permette di capire come le cellule comunicano con l’esterno, con le altre cellule vicine ma anche come regolano il proprio metabolismo. Io, in estrema sintesi, studio questo.

Lei ha vinto un prestigioso premio, il Famelab 2013, una competizione internazionale per giovani ricercatori scientifici con il talento della comunicazione.
Famelab è una sfida molto originale: bisogna raccontare, spiegare, divulgare un argomento scientifico, magari ostico, in soli tre minuti. Occorrono ovviamente competenze nella materia, ma anche capacità di sintesi ed un grande sforzo di chiarezza. Vi partecipano ricercatori, studenti, giovani scienziati selezionati da una giuria di scienziati e giornalisti. Io ho partecipato quasi per caso. Sono arrivata seconda alle selezioni locali e poi- ho avuto anche fortuna perché erano tutti bravissimi- ho vinto il I premio a livello italiano. Così mi sono qualificata per le finali internazionali del Festival della scienza di Cheltenham (GB) a giugno.
E lì ho avuto l’emozione più bella: guardandomi intorno mi sono resa conto che ero circondata da tante persone, provenienti da diversi paesi, tutte con la stessa missione. 

Perché secondo lei così pochi giovani scelgono la strada della ricerca?
In Italia la scienza è scartata a priori, è considerata noiosa e difficile.
Chi è interessato alla scienza ha a disposizione mostre, eventi e festival dove andare a informarsi, ma si tratta di un processo attivo che presuppone un interesse personale già sviluppato.
Quello che manca è un processo passivo di apprendimento della scienza, una divulgazione scientifica che passi ad esempio attraverso i grandi “media”, con programmi televisivi seri, come quelli mandati in onda quotidianamente sulla BBC. Tutta un’altra cosa rispetto ai locali e poco “scientifici” programmi come Voyager o Mystero. Tutti poi, nel nostro piccolo dobbiamo cercare di fare divulgazione.

Ora una domanda che può sembrare provocatoria ma che in realtà parte da un problema reale del nostro Paese. Come mai lei che è così brava non è ancora andata via da Genova o dall’Italia?
Ho fatto un dottorato di tre anni a York, in Inghilterra. Ma durante la mia permanenza all’estero mi sono sempre tenuta in contatto con l’istituto. A sei mesi dalla conclusione della mia tesi un ricercatore, che conoscevo e che stimo molto, mi ha chiamato e proposto di partecipare ad un progetto. Sono tornata a Genova e ormai lavoro qui da quasi 4 anni. Sono stata certamente fortunata ma anche determinata.
Quando leggo i giornali, quando penso che non mi assumeranno mai a tempo indeterminato e che dovrò sempre lavorare con assegni di ricerca mi viene voglia di scappare e andare in uno dei tanti Paesi dove la ricerca è sostenuta davvero. Ma credo nell’Italia e sono dell’idea che se tutti scappano le cose non cambieranno mai. Avrei potuto essere egoista e andare dove volevo ma credo di poter fare qualcosa.

Quindi secondo lei si può lavorare nella ricerca, nel mondo scientifico, in Italia?
Ci passione, tanta, sacrifici immensi, e la voglia di crederci. E, inutile negarlo, anche un pizzico di fortuna. Il mondo della ricerca, per quanto il percorso di studi possa essere impegnativo, è stimolante, coinvolgente e che ripaga ogni fatica.

Quali i suoi prossimi obiettivi?
Amo fare ricerca ma mi piacerebbe riuscire a conciliarla con la divulgazione scientifica, altra mia grande passione. Quindi mi piacerebbe avere una giornata di 48 ore o trovare una formula che mi consenta di conciliare le cose. Essere efficaci comunicatori della scienza e riuscire a trasmettere la passione per questo straordinario campo del sapere, che rende ogni giorno migliore la nostra vita, è un obiettivo a cui credo molto e che condivido con decine di persone che collaborano con me a Scientificast,  (http://www.scientificast.it/) un’associazione culturale che si propone di avvicinare le persone alla scienza in maniera facile e divertente. Mettiamo in campo eventi ed occasioni per portare l’affascinante mondo della scienza tra la gente, in mezzo a ragazzi, studenti ed insegnanti, in modo semplice. Alla notte dei ricercatori, a Roma, abbiamo riscosso un grande successo di pubblico mostrando, semplicemente, con l’ausilio dei microscopi, “il plancton”: cose semplici, che stupiscono.

E per il suo futuro professionale?
Vorrei la sicurezza di un posto di lavoro, anche se non a tempo indeterminato. Vorrei sapere che alla fine del contratto non rimarrò a casa. Questo è un desiderio che mi piacerebbe tanto si esaudisse… perché anche gli scienziati hanno un mutuo sulle spalle.

Cosa sogna per i giovani?
Spero che le persone aprano gli occhi e inizino a costruire un senso di patria, a credere in un bene collettivo superiore a quello personale.
Siamo portati a credere che, nel nostro Paese, vinca sempre il furbo. Spesso è così ma io credo che sia necessario impegnarsi, non lasciarsi scappare le occasioni, non aver paura di scegliere, anche se a volte significa rischiare e far fatica. E non smettere di sognare.

(realizzata da Paola Castellazzo)

 

 

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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