Intervista alla genovese Martina Balducchi, campionessa italiana di Trial

Nel 2006-2008-2009-2013, – 1a classificata ai campionati assoluti d’Italia di Hard trial 2009-2011, in nazionale dal 2006 al 2013. Quindicesima al Mondiale agli ultimi mondiali.

 

foto BALDUCCIQuando hai capito che il trial avrebbe fatto parte, una parte così importante, della tua vita?
Ho iniziato a guidare la moto da trial per caso e per divertimento, non avrei mai pensato che sarebbe diventato il mio sport e né che lo avrei praticato a livello agonistico.
Andavo con mio papa a fare qualche giretto per sentieri, senza ambizioni. Pian piano ho iniziato a conoscere persone dell’ambiente che, con impegno e passione, hanno creduto in me, più di quanto ci credessi io stessa, mi hanno allenata e avvicinata al mondo delle competizioni, trasmettendomi la loro passione e il loro divertimento nel guidare una moto.

Quanto è difficile essere un’atleta donna?
Credo che essere un’atleta donna o uomo non cambi molto: gli impegni, i sacrifici, le difficoltà e i risultati sono comuni. Forse l ‘unica, vera, differenza è il maggior antagonismo e agonismo che c’è tra le ragazze piuttosto che tra ragazzi.
Secondo me il trial è uno sport molto impegnativo, soprattutto fisicamente. Quindi più che di difficoltà, in alcuni momenti, ho notato una differenza legata a caratteristiche fisiche, alla forza fisica.

Quali e quanti sacrifici deve affrontare un giovane che sceglie la strada dell’agonismo e in che modo riesce a conciliare studio e allenamenti?
Credo che l’organizzazione delle proprie giornate unita alla passione per lo sport siano alla base di tutto. Personalmente sono sempre riuscita a coniugare prima la scuola, prima le superiori poi l’Università, con il trial. Ma a costo di inevitabili sacrifici, non potevo uscire la sera con la stessa frequenza dei coetanei, passavo i miei fine settimane tra gare e allenamenti, e ero spesso costretta, alla sera, dopo gli allenamenti, nonostante la stanchezza, a studiare fino a tarda notte. 
Ma le soddisfazioni sono state così belle e importanti che mi hanno fatto dimenticare tutte le fatiche; quando si ha una grande passione per qualcosa la voglia di impegnarsi, ad ogni piccolo traguardo o successo raggiunto, cresce!
Le persone che mi hanno circondato in questi anni hanno giocato un ruolo fondamentale… i miei genitori mi hanno sempre supportata e agevolata pur lasciandomi libera di scegliere. Gli amici, quelli più stretti, hanno capito le mie assenze e i miei impegni e nonostante fossi spesso costretta a trascurarli mi hanno sempre fatto sentire il loro calore.
Entrambe le due squadre per cui ho corso hanno sempre fatto un ottimo lavoro, quindi gli forzi, i sacrifici e l’impegno erano dettati dal volerli ricompensare nel miglior modo sportivo…portare sul podio i loro colori!

Cosa ha significato per te vincere i campionati italiani? E partecipare ai Mondiali?
Vincere il campionato italiano e’ sempre una grande soddisfazione personale, ma credo sia anche un buon modo per ringraziare la squadra, i genitori e l’allenatore per tutto il lavoro svolto durante la stagione.
E’ motivo di grande orgoglio vestire la Maglia Azzurra Nazionale al trial delle nazioni, la convocazione nazionale per la gara di mondiale a squadre. 
Ed e’ un’ottima esperienza partecipare al campionato mondiale in cui ci si confronta con ragazze da tutto il mondo e si ha un buon metro di valutazione per migliorare i propri allenamenti in funzione del livello di difficoltà delle gare.

Chi fa sport al tuo livello è abituato a vivere il sacrificio, quotidianamente. Sei quindi testimonial ideali di un messaggio, verso altri giovani, oggi troppo spesso scoraggiati e convinti di non avere un futuro che li attende. Cosa serve per avere successo? Per riuscire?

La passione per lo sport scelto, la determinazione e una grande forza di volontà. Senza però mai dimenticarsi di divertirsi.

Si può credere nei sogni? Qual’è il tuo sogno?

Sicuramente ottenere qualche risultato in campo internazionale mi piacerebbe ma al momento il mio “sogno” o meglio la mia speranza è quella di riuscire a conciliare il lavoro con le competizioni, in modo da poter praticare ancora per un pò il trial.

 

intervista realizzata da: Paola Castellazzo

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