Intervista all’On. Luigi Bobba – 2a parte

Luigi_BobbaNella prima parte dell’intervista l’On. Bobba – Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle politiche giovanili e al servizio civile – aveva affrontato i temi del Decreto del Lavoro e della Garanzia Giovani.

 

Di seguito la seconda parte dell’intervista: al centro il servizio civile, le pensioni e l’appello del Sottosegretario ai giovani.

 

 

Il Governo vuole avviare al servizio civile 100.000 giovani, contro i 15.000 attuali, entro il 2017. Lei crede che il servizio civile possa essere un valido strumento di attuazione della Garanzia e che offra concrete opportunità ai giovani italiani?

Il tema del Servizio Civile è centrale e importante. Balza agli occhi lo sforzo che si intende fare passando dai 15.000 ai 100.000 giovani. Con l’utilizzo delle risorse del Fondo nazionale del servizio civile disponibili per gli anni 2014 e 2015 e con quelle previste per l’attuazione del programma Garanzia giovani sarà possibile, in questa prima fase, far partire circa 37mila giovani. Poi ci saranno step successivi per arrivare, nel 2017, a quanto annunciato. Certo questo vuol dire reperire 6 volte le risorse che oggi sono destinate al servizio civile. Ma, se si diminuisce il periodo – come viene proposto nella bozza di riforma – a 6/8 mesi, servirebbero 400 milioni di euro.

 

 

Cosa vi aspettate e qual è lo scopo della riorganizzazione del Servizio civile nazionale?

Modificheremo le condizioni con cui viene realizzato il Servizio rendendo il sistema più semplice e flessibile. Ad esempio si potrà fare servizio civile anche per sei mesi. Pensiamo anche alla possibilità di mandare, per qualche mesi i ragazzi fuori dall’Italia, all’estero. Un’esperienza importante. In questo senso stiamo sperimentando un progetto pilota con la Francia e la Germania.

 

Ma non solo volgiamo anche valorizzare le competenze acquisite con queste esperienze. Vogliamo arrivare, attraverso la sperimentazione, ad una certificazione delle competenze non formali di istruzione.
Del resto il servizio civile è, da una parte, una validissima disseminazione di impegno civico e, dall’altra, un vero e proprio laboratorio di preparazione professionale che non possiamo non valutare.

 

Proprio per questo stiamo studiando con il Ministero dell’Istruzione e con il dipartimento delle politiche giovanili un programma di avvicinamento e diffusione del volontariato da diffondere nelle scuole.

 

 

Si sentono sempre più spesso giovani dichiarare, con convinzione, che non arriveranno mai a prendere una pensione. Il premier Renzi, nonostante l’apertura a modifiche della legge pensionistica attuale, ha sempre ribadito come non sia necessario stravolgere la riforma Fornero, ma solo pensare a modifiche. Eppure il nodo pensioni fa molto discutere e nei giovani crea sfiducia e paura.
Quale realtà troveranno i giovani di 20-30 anni ad attenderli ai fatidici 66 anni?

La riforma pensionistica del ministro Fornero, anche per la fretta con cui è stata varata, proprio perché voluta con urgenza da Bruxelles, ha lasciato scoperte una serie di questioni relative ad esodati e insegnanti. Il Governo si è impegnato a trovare soluzione per queste categorie di lavoratori riconoscendo alcuni diritti acquisiti. A breve quindi non si profila all’orizzonte un vero intervento sul sistema previdenziale.

Le ricadute sulla platea dei giovani non sono certo tutte da ricondurre alla riforma Fornero. Il sostanziale blocco del turnover è sicuramente da imputare alla riforma. Gli stessi indicatori del mercato del lavoro ci segnalano come dal 2012 siano cresciuti gli occupati sulla fascia di età 56-62 anni a scapito dell’ingresso dei giovani nelle attività lavorative, ciò è avvenuto a causa del prolungamento dell’età pensionabile. Invece difficilmente si può imputare alla riforma delle pensioni la discontinuità contributiva che riguarda moltissimi giovani, perché frutto della precarietà lavorativa. Indubbiamente c’è il rischio per molti giovani di arrivare con una situazione contributiva scarsa all’età pensionabile e conseguentemente di poter maturare una pensione bassa. Ma questa situazione non può che essere contrastata cercando di aumentare l’occupazione più che andando a rimetter mano al sistema previdenziale.

 

 

Il terzo settore ha dimostrato una grande vitalità e capacità di crescita pur in un periodo di crisi. Partendo da queste considerazioni e pensando alla prossima riforma della legge sull’impresa sociale cosa crede che occorra fare e quali grandi cambiamenti si dovranno operare?

Servizio civile e impresa sociale rappresentano i due “turbo” del Governo. Le altre parti della Riforma hanno a che fare con il riordino mentre questi due vettori sono promozionali da una parte di cittadinanza, dall’altra di sviluppo di occasioni.

 

Mettere mano alla legislazione, buona in teoria, sulla carta, è mettere in condizione di lavorare le nuove imprese sociali, dando loro semplificazione, sburocratizzazione delle procedure, riduzione a un registro nazionale unico di tutti gli elenchi, riordino della legislazione e nuove norme di carattere fiscale. Le norme devono essere finalizzate a misurarsi con le novità.

 

Con la riforma dell’impresa sociale vogliamo fare un passo in più, dando vita a imprese sociali innovative nel settore del welfare, delle vere e proprie start up sociali, verso le quali vogliamo attrarre investitori che amano il rischio moderato ma soprattutto gli investimenti che creano valore sociale

 

 

Lei sarà a Genova il 7 novembre per la giornata conclusiva della XIX edizione del Salone ABCD Orientamenti, il più importante appuntamento dedicato all’orientamento, alla scuola, alla formazione e al lavoro del nord ovest italiano. Quale messaggio vuole dare ai giovani liguri?
Superare ogni forma di scoraggiamento e rimboccarsi le maniche. La riduzione delle opportunità lavorative, specialmente in questi ultimi anni, evidenzia caratteristiche che sono peculiari per l’Italia. C’è una consistente riduzione degli impieghi di livello medio alto, sia per il blocco delle assunzioni nelle Pubbliche Amministrazioni, sia per la contrazione dell’occupazione nelle grandi reti di servizi (banche), che nelle grandi aziende. Ciò nonostante le competenze scientifiche di livello terziario sono ancora quelle che assicurano più ampie e rapide opportunità lavorative.

Non mancano poi i “lavoretti” più manuali, spesso brevi, ma anche più accessibili. Senza frustrare le proprie aspirazioni è bene dire ai giovani che fare lavori manuali durante le vacanze estive, o accettare il primo lavoro anche se considerato di livello insufficiente è sempre la via giusta per approcciarsi al mercato del lavoro di questi tempi.

Poi, guardando al futuro, c’è da aspettarsi un grande impatto delle tecnologie su una ampia gamma di lavori. Acquisire ed aggiornare le competenze scientifiche, essere curiosi ed interessati alle tecnologie della comunicazione sono oggi requisiti indispensabili per cogliere le evoluzioni future del lavoro. Infatti una recente ricerca svolta in USA mette in evidenza come nei prossimi vent’anni circa la metà dei lavori sarà interessato da profondi mutamenti indotti soprattutto dalla pervasività delle nuove tecnologie.

 

 

L’edizione di quest’anno del Salone Orientamenti vede in Steve Jobs un esempio positivo per i giovani, che ancora di più in momenti economicamente così difficili, devono essere sostenuti e incentivati a credere in se stessi e nelle proprie capacità. Per questo “Siate affamati e siate folli” è diventato il tema dell’edizione 2014. Lei è stato, è, “affamato e folle”?
E’ una frase che anche io ho citato molte volte. Da una parte evoca il senso di inquietudine e di ricerca e dall’altra invita a non adeguarsi all’esistente. Oggi, in momento in cui sembra che le attese vengano cancellate, diminuite e compresse, è un invito che sembra andare controcorrente, e proprio per questo è importante. Essere folli e affamati, il self made man, è un buon augurio, qualcosa in cui credere, un messaggio valido per tutti i giovani che devono credere in se stessi e costruire il proprio futuro.

 

 

Intervista di Paola Castellazzo

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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