Intervista all’On. Luigi Bobba – prima parte

Intervista all’On. Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle politiche giovanili e al servizio civile

 

“Senza frustrare le proprie aspirazioni è bene dire ai giovani che fare lavori manuali durante le vacanze estive, o accettare il primo lavoro anche se considerato di livello insufficiente è sempre la via giusta per approcciarsi al mercato del lavoro di questi tempi”.

 

Parliamo del Decreto Lavoro: quali sono, secondo Lei, i punti di forza e quali gli elementi su cui occorLuigi_Bobbarerebbe ancora intervenire? Come risponde a chi dice che favorendo l’uso dei contratti a termine avete rafforzato la precarizzazione dei rapporti di lavoro?

 

Portare efficienza nei servizi per il lavoro, introdurre trasparenza in un mercato opaco, estendere tutele e diritti, concorrere a superare il dualismo tra garantiti e precari: vanno in questa direzione i provvedimenti che il Governo ha predisposto con la Delega Lavoro. Naturalmente trattandosi di una legge delega molti aspetti saranno rinviati ai decreti attuativi, tuttavia i capisaldi sono del tutto chiari: estendere a tutta la platea dei lavoratori le tutele degli ammortizzatori sociali, riorganizzare i servizi per il lavoro dentro una più generale riforma delle politiche attive, superare una inadeguata gestione delle competenze tra Stato e Regioni in materia di mercato del lavoro, dar vita a nuove forme contrattuali che concorrano a superare il dualismo attualmente esistente nel lavoro con oggettive sperequazioni tra generazioni e tra forme contrattuali.

 

Oggi i contratti a termine rappresentano il 75% delle forme di assunzione fatte dalle imprese, questo dato ci è stato fornito dalle rilevazioni del secondo trimestre 2014 fatte dal Ministero del Lavoro attraverso le Comunicazioni Obbligatorie. Ci sta ad indicare che, se nell’immediato si vuole invertire la tendenza verso la crescente disoccupazione, bisogna operare incentivando quelle forma contrattuali che sono immediatamente apprezzate dalle imprese, le quali, ricordiamolo, in un profondo contesto di crisi fanno enorme fatica a programmare in tempi medio-lunghi le proprie commesse e quindi anche i flussi di lavoro. Tuttavia il Governo ha ritenuto che non potesse essere il solo provvedimento quello varato con il decreto Poletti ed ha inserito nella legge delega una un importante capitolo sulla riforma contrattuale indicando nel contratto a tutele crescenti la strada per rendere omogenei diritti e trattamenti per tutti i nuovi assunti, incentivando così il ricorso al lavoro a tempo indeterminato.

 

Sarà infine necessario effettuare dei rafforzamenti sulla delega o anche sui decreti attuativi ed uno particolarmente significativo riguarda il ruolo della formazione professionale, sia nel contrasto alla disoccupazione giovanile, migliorando le competenze dei giovani durante i percorsi formativi; sia nel concorrere alla riqualificazione dei molti lavoratori che stanno in cassa integrazione o che hanno perso il lavoro. Su questo versante non può sfuggire l’importanza della leva formativa nel dare maggiore efficienza ai servizi per il lavoro, che dovranno dimostrare di saper prendere in carico, riqualificare e riorientare a nuove occupazioni una vasta platea di disoccupati che la crisi ci sta lasciano come eredità.

 

Con la legge di conversione del decreto si compie il primo passo di un percorso di riforma del mercato del lavoro. Quali i prossimi passi e quali i “nodi” più complicati su cui intervenire?

 

Punti salienti del decreto convertito in legge riguardano, come è noto, l’incentivazione del lavoro a termine e l’apprendistato.

 

E’ proprio su questo secondo aspetto che sarà necessario concentrare energie e risorse per promuoverne l’utilizzo, ma anche introducendo ulteriori innovazioni. Come è noto dove è efficiente l’apprendistato si riduce considerevolmente la disoccupazione dei giovani, il caso del sistema duale tedesco è emblematico: lì la disoccupazione dei giovani è di qualche punto superiore a quella generale che a sua volta è sotto al 5%. Un divario immenso rispetto al nostro 42,9% di disoccupazione giovanile.

 

Il Governo punta molto nel rilancio l’apprendistato perché rappresenta il veicolo più importante per contrastare la disoccupazione giovanile, ma anche perché è lo strumento che più di ogni altro può concorrere a superare quel disallineamento tra sistema di istruzione e mondo del lavoro e dell’impresa, male cronico della nostra scuola. È bene inoltre ricordare che l’apprendistato è l’unico contratto di lavoro a valenza formativa di cui dispone la contrattazione italiana, dopo il superamento dei contratti di formazione e lavoro contestati dalla Commissione Europea.

 

Nel rilancio dell’apprendistato conterà molto l’impegno delle stesse forze sociali e l’avvio di sperimentazioni che potranno superare alcuni vincoli e appesantimenti che ancora lo condizionano. Alcuni punti che possono rappresentare il superamento dell’attuale impasse sono già all’attenzione: creare uno stretto collegamento tra sistemi formativi e impresa sgravando quest’ultima dalle incombenze che spesso sono insormontabili per quelle di piccole dimensioni; riequilibrare la retribuzione nell’apprendistato di primo livello visto il consistente carico di ore di formazione.

 

In senso più generale bisogna superare le differenze territoriali conseguenti alle diverse discipline normative che le Regioni si sono date soprattutto in tema di formazione, bisogna inoltre azzerare tutte quelle incombenze che rendono farraginoso il contratto di apprendistato, sfruttando al massimo il sistema incentivante di cui già oggi dispone che ne fa un contratto con consistenti vantaggi per l’impresa.

 

Parliamo del programma europeo Garanzia Giovani: crede che possa essere una risposta alle esigenze dei giovani italiani di trovare opportunità di formazione e lavoro?

 

Crede che le regioni e i Centri per l’Impiego a cui è delegato il compito di contattare i giovani e offrire loro delle “opportunità concrete” siano in grado di rispettare le aspettative?

 

Siamo ormai prossimi all’iscrizione di 200 mila giovani al programma Garanzia Giovani. E’ già un risultato se si pensa che nominalmente siamo partiti il 1 di maggio, ma che in non poche Regioni ci sono stati notevoli ritardi. Quello che deve ora destare la massima attenzione è la gestione dei servizi. C’è stato proprio in questi giorni un certo riverbero sui giornali sul fatto che la Garanzia Giovani rischi di diventare un pesante insuccesso. Contesto questa visione per due ragioni. Primo, perché resto convinto che l’afflusso alle iscrizioni continuerà massiccio e quindi Garanzia Giovani potrà rappresentare uno strumento di posizionamento sul mercato del lavoro di moltissimi giovani che fino ad oggi non hanno avuto alcun accompagnamento e vivono in solitudine la loro difficile condizione di disoccupazione. Secondo, perché sarebbe pretestuoso misurare la Garanzia Giovani solo sulle opportunità di lavoro che rende disponibile. Queste ultime oggi sono circa 12 mila, quindi incommensurabilmente inferiori alla platea degli iscritti. Ciò che invece più dovrebbe destare preoccupazione resta sottovalutato. Mi riferisco al fatto che mediamente solo il 20% degli iscritti è stato preso in carico dai servizi e che solo la metà di questi sta facendo i colloqui di orientamento. Quello che mi sembra essere stato sottovalutato in alcune Regioni è proprio il sistema dei servizi che con questo programma europeo viene messo alla prova. Proprio da noi in Italia, dove il funzionamento dei servizi del mercato del lavoro è particolarmente debole, va messa con urgenza l’attenzione a potenziate gli attori e a sperimentare con la Garanzia Giovani forme integrate e coordinate di servizi. Perché, prima di arrivare al matching le politiche attive debbono rendere disponibile un insieme ampio e diversificato di interventi: dall’orientamento, alla certificazione delle competenze, alla riqualificazione professionale, alla gestione di tirocini (in particolare per giovani e percettori di sostegno al reddito), alle esperienze di lavoro all’estero, alla gestione amministrativa, alla gestione dei sussidi. Nessun attore oggi sul mercato assomma su di sé tutto questo know how .

 

Soprattutto sulla capacità delle Regioni di costituire e dare efficienza alle reti di servizi per il lavoro si giocherà il successo della Garanzia Giovani.

 

 

Fine prima parte

A cura di Paola Castellazzo

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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