Intervista Assessore regionale al lavoro

 

Sono state approvate le nuove regole sui tirocini formativi, di orientamento e di inserimento lavorativo, al termine di una lunga concertazione con le parti sociali e datoriali. Lei che valutazione ne fa? Possono contribuire a regolarizzare una situazione che, a volta, vedeva aziende approfittarsi di giovani in cerca di lavoro?

Penso che le nuove disposizioni siano un passaggio importante per responsabilizzare le aziende nell’utilizzo di questo strumento che resta importante per imprese e lavoratori. Oggi sono stati garantiti e riequilibrati i rapporti di forza di questo strumento, con regole certe, un compenso adeguato e numeri rigidi che non ne consentono un uso improprio.

Anche perché abbiamo verificato che in alcune occasione, specie nei tirocini estivi, si sono verificati abusi, a discapito di altre tipologie contrattuali come il tempo determinato.

Dopo una lunga concertazione mi sono assunto l’onere di proporre un testo che è quanto di più avanzato si potesse fare, visto anche che le parti datoriali avevano deciso di astenersi dalla concertazione e che, forzando la mano, si correva il rischio che le aziende rifiutassero di usare questo strumento che è invece molto valido.

 

Parliamo invece del contratto di apprendistato…

Il contratto di apprendistato è un’altra opportunità per i giovani, fino a 29 anni di età, della nostra regione. Di fatto è, a tutti gli effetti, un contratto a tempo indeterminato con evidenti vantaggi per le aziende che devono però, in cambio, soddisfare le esigenze formative dei giovani.

Nel Piano Giovani abbiamo previsto un progetto per rispondere alle aspettative di 1000 giovani in cerca di occupazione. I bandi verranno emessi, entro la fine di quest’anno, dalle Provincie. Si parte dal tirocinio con un incentivo di 500 euro mensili per i primi sei mesi. Al termine di questo periodo se l’azienda trasformerà il tirocinio in contratto di apprendistato potrà ricevere indietro quanto versato, qualora invece decidesse di passare direttamente ad un’assunzione, con contratto a tempo indeterminato, riceverà anche un contributo di 3300 euro a fondo perduto.

Sono risorse del FSE  che mettiamo a disposizione di questo progetto perché pensiamo sia importante ed efficace, visto che va nella direzione dell’incentivo e del sostegno alle imprese in un momento, oggettivamente, così difficile.

 

Da più parti però si inizia a parlare di timidi segnali di ripresa. Secondo Lei il Paese sta uscendo dalla crisi?

La situazione della nostra regione non si discosta da quella nazionale. Leggendo tutti gli indici disponibili, della disoccupazione, dell’occupazione e in particolare della situazione dei giovani  sono seriamente preoccupato. Stento a vedere segnali di ripresa, se non in alcuni settori dell’economia che però non possono, da soli, contribuire a risolvere la crisi.

L’assessorato in questo momento è proiettato a arginare la perdita dei posti di lavoro.

 

I milioni stanziati dal governo per la cassintegrazione in deroga sono risorse insufficienti per risolvere i problemi che la regione deve affrontare. Cosa serve per gestire la situazione attuale?

La cassa integrazione in deroga è sempre più incerta, sia per la gestione superficiale, a livello nazionale, che ha modificato le procedure che invece permettevano un uso più celere dello strumento, sia per le risorse destinate, che ad oggi sono di gran lunga insufficienti per il pagamento di tutti i beneficiari. Ma non solo, io credo che ci sia stata anche una scarsa valutazione dell’impatto sociale che questo avrà sulle famiglie.

La nostra regione paga un prezzo elevato visto che siamo riusciti a pagare, fino ad oggi, solo fino al mese di aprile. A livello nazionale servirebbero ancora almeno un miliardo e mezzo di euro, per noi, in aggiunta a quanto avuto fin’ora, servirebbero altri 300 milioni. In questo modo potremmo arrivare fino a fine anno.

Il tema del Salone ABCD+Orientamenti 2013 è “I have a dream… nello studio, nel lavoro e nella vita”. L’idea è che i ragazzi che visiteranno il Salone consegnino, simbolicamente, all’entrata, il loro sogno, ai ragazzi addetti all’orientamento che proporranno a ciascuno un possibile percorso individualizzato. Perché il Salone ABCD+Orientamenti diventi il luogo dove costruire la strada che rende i sogni una realtà possibile. Lei crede nella forza dei sogni?

Credo che i giovani debbano coltivare i loro sogni ma anche aprire gli occhi e combattere per il loro futuro. Vedo poca consapevolezza e tanta rassegnazione. Devono prendere coscienza che il momento è drammatico e premere, chiedere un cambiamento, anche nei confronti della classe dirigente politica. Devono chiedere che ci siano investimenti per la scuola, un tempo eccellenza, oggi la cenerentola tra i paesi sviluppati, chiedere investimenti per la ricerca, l’IIT a Genova potrebbe essere un antidoto alla crisi e un ricostituente per lo sviluppo.

L’Istat ci ha detto, proprio in questi giorni, che il 40% dei giovani non ha lavoro, e che il 60% “fortunato” è precario. In queste condizioni si fa troppa fatica a realizzare i propri sogni, anche i più elementari, come la famiglia, i figli.

Per la prima volta in questo Paese si è fermato quel trend che aveva consentito alle generazioni successive di stare sempre un po’ meglio delle precedenti. Oggi sembra essersi invertito questo processo e i nostri figli sembrano essere destinati a stare peggio di noi. Viviamo con l’imbarazzo di non poter dare ai nostri figli più di quello che abbiamo ricevuto in termini di diritti, di tutele, di economia e stabilità. Il sogno dei giovani è l’amarezza dei loro genitori.

Paola Castellazzo

 

 

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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