Intervista a Aureliano Deraggi e Gloria Rossi

 “La Conferenza regionale sul sistema educativo è la sintesi finale di un lavoro condiviso”.

 

Il preside Aureliano Deraggi, dirigente scolastico in servizio presso l’U.S.R. per la Liguria, insieme con la prof.ssa Gloria Rossi del medesimo Ufficio, ha ripercorso la storia delle politiche scolastiche della Liguria degli ultimi anni, con lo sguardo volto al futuro.  Intervista di Paola Castellazzo.

 

La Conferenza Regionale Educativa ha lo scopo di fare il punto sull’applicazione della legge 18, valorizzando l’evoluzione del sistema regionale, in vista della redazione dei piani triennali regionali, nell’imminenza della partenza effettiva della programmazione dei fondi strutturali 2014/2020. Secondo lei cosa ci possiamo aspettare e qual’è il significato di questi incontri?

La Conferenza è la sintesi finale di un lavoro condiviso. Alla Regione va riconosciuto lo sforzo importante fatto fino ad oggi per riqualificare l’istruzione e la formazione professionale in Liguria.  Se è vero che noi abbiamo con le scuole un rapporto istituzionale è anche vero che oggi si è aperto un dialogo che è triangolare tra USR, la Regione e gli Istituti Scolastici.

L’obiettivo è quello di capire, da una parte, che tipo di politica scolastica si deve fare in questa regione, dall’altra vedere se al termine del percorso sia possibile definire da un punto di vista normativo il futuro della scuola e dei suoi rapporti con il lavoro e il sociale.

Quali le criticità?

Le criticità sono diverse. Da una parte vorremmo capire quale consapevolezza hanno i docenti e la scuola di queste sinergie, -e in questa opera di diffusione e conoscenza ci stiamo impegnando noi in prima persona-, d’altra parte vorremmo capire quanto sia condivisa l’idea delle autonomie non solo a livello scolastico ma anche degli Enti locali. Per i cittadini è importante vedere come questa autonomia si esprime e come le diverse realtà lavorino in sinergia.

La criticità vera delle politiche scolastiche è il riconoscimento delle autonomie, la valorizzazione delle stesse, ma attraverso l’individuazione di possibili sinergie.

Tra gli obiettivi della Conferenza il rilancio delle politiche educative e formative regionali, nella prospettiva del documento Europa 2020  che prevede un tasso di abbandono scolastico inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani laureati, il tutto nel quadro della piena realizzazione del Piano Giovani FSE. Qual’è la situazione, oggi, della Liguria, e cosa bisogna fare per rispondere e realizzare la strategia, in ambito educational, di Europa 2020?

Stiamo lavorando per dare imput alle scuole anche per i processi di internazionalizzazione delle scuole stesse e di apertura ad un processo di confronto con l’Europa. Un gruppo interistituzionale lavora sia sulla formazione dei docenti rispetto agli standard e alle richieste europee sia sulla progettazione.

Nell’ottica europea di contrastare l’abbandono scolastico occorre rafforzare e lavorare anche sulle competenze chiave di cittadinanza, ancora poco valutate. Ovunque andiamo notiamo un deficit delle competenze linguistiche degli studenti. Anche a Medicina, dove per entrare serve comunque una discreta preparazione di base, sono spesso necessari corsi di recupero di lingue. Nelle stesse selezioni e nei colloqui i giovani si mostrano carenti e non sanno neppure superare semplici simulazioni di conversazioni telefoniche in inglese. Oggi poi questo è ancora più grave se si pensa che sarebbe necessario conoscere non una ma due lingue.

Un’altra competenza chiave, ignorata, è quella della creazione di impresa. Noi stiamo attivando progetti per portare insegnati e dirigenti all’estero così da permettere una maggiore contaminazione, uno scambio tra le diverse realtà, che è certamente importante e di stimolo in vista dei futuri cambiamenti.

La Conferenza ha individuato nella scuola digitale, nella media-education, nell’orientamento, nei Bes, nella disabilità e nei disturbi specifici dell’apprendimento e nell’edilizia scolastica, i temi principali sui quali discutere e progettare. Secondo lei quali sono le vere emergenze della scuola italiana e come si potrà rispondere efficacemente a queste richieste di rinnovamento? Come si può parlare, ad esempio, di scuola digitale, quando gli stessi docenti non hanno le competenze necessarie?

La grande e la piccola edilizia scolastica sono un impegno che il Governo sta mantenendo.

Già nel mese di luglio le scuole che saranno più pronte riceveranno un contributo per rimettere a posto  alcune criticità. Per quanto si parli di finanziamenti di piccola entità è anche vero che si tratta di un segnale importante, dopo anni di silenzio. Certamente, al momento, rimane sullo sfondo la questione della sicurezza ma dal nostro osservatorio possiamo dire che ci sono imput concreti che ci fanno sperare che la scuola sia tornando al centro.

I Bes, i bisogni educativi speciali, sono una vera e propria opportunità per i Consigli di Classe per differenziare gli insegnamenti e gli apprendimenti. Sono anche un’opportunità per abbassare il tasso di dispersione. Oggi in Liguria il tasso di abbandono tra i giovani in obbligo formativo (tra i 15 e i 16 anni) è del 17%. Se vogliamo recuperare chi è in difficoltà dobbiamo cambiare noi il modo di stare a scuola. Se impariamo, anche alle superiori, a differenziare gli apprendimenti, necessariamente ridurremo l’abbandono scolastico.

La scuola digitale è un altro tema su cui la Conferenza insisterà molto. Abbiamo tante Lim nelle scuole e molte sono inutilizzate, oppure usate solo come video-proiettori. Un salto qualitativo si avrà quando i docenti ne capiranno le potenzialità.

Non è vero che gli insegnanti non sono competenti. Gli insegnati da grandi esperti di educazione quali sono vogliono sapere se una novità serve davvero a qualcosa. Se la scuola, nella sua autonomia, riesce a far capire che l’introduzione di novità, esempio il digitale, è utile allora sarà incentivato ad approfondire l’uso dello strumento. Se si capisce che favorire ad esempio l’uso del tablet abbassa la noia degli studenti, rende le lezioni più interessanti e dinamiche allora tutti lo utilizzeranno.  

Le sessioni provinciali hanno sviluppato discussioni e approfondito i diversi temi. Cosa è emerso di fondamentale secondo lei da questi lavori di preparazione? Esistono delle differenze territoriali rilevanti? Vanno riconosciute e sostenute oppure bisogna cercare di annullarle e lavorare per uniformare il territorio, pur così diverso anche da punto di vista produttivo-economico- imprenditoriale?

É importante uniformare ma nel rispetto delle differenze per far crescere il sistema scolastico e formativo regionale. Non si può non ricordare che organizzare l’offerta formativa è fondamentale per la scuola ma anche per il territorio.

Ci sono delle eccellenze che vanno valorizzate ma bisogna ricordarsi che la Liguria, con la sua forma allungata, le sue valli, i suoi monti, non può essere gestita come il Piemonte o la Lombardia.

Se è vero che uno degli obiettivi è l’uniformità dell’offerta formativa, dall’altra però è importante ricordare e sostenere il lavoro fatto, ad esempio, dai piccoli Comuni che sono spesso fucina di novità anche per le grandi città.

Penso a Mele e Sassello che sono due piccole realtà che hanno dato imput importanti a tutta la regione, ma anche alla scuola di Mezzanico costruita a basso impatto ambientale, sostenibile e innovativa.

La proposta della Conferenza è di uniformare il più possibile ma a doppio ritorno: dalla grande città ai piccoli centri, dai piccoli comuni alle metropoli.

Da tutti è comunque emersa chiaramente la necessità che la Regione si assuma un ruolo di regia e coordinamento,  fondamentale in un momento così complicato ma anche ricco di idee e novità.

 

 

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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