Intervista a Monica Poggi, presidente di YEAST

foto_monica_poggiDopo molte esperienze all’estero, Monica torna nella sua Genova e con altri ragazzi fonda YEAST, un’ associazione di promozione sociale con finalità culturali e ricreative, che si pone l’obiettivo di incentivare gli scambi internazionali, prevalentemente fra i ragazzi dai 18 ai 25 anni, aiutandoli anche a realizzare i propri sogni e le proprie imprese, intese non solo come start up ma anche come obiettivi difficili da realizzare.

 

YEAST propone infatti un nuovo progetto:  “Mettiti in gioco: aiuta la tua Impresa!”, realizzato attraverso un bando dell’Università degli Studi di Genova.

 

Quali sono stati i tuoi studi? Come è nato il tuo interesse per gli scambi internazionali?

Inizialmente, dopo il diploma di maturità, mi ero iscritta e Scienze internazionali e diplomatiche, ma ho capito che non era la strada giusta per me. Mi sono laureata in filosofia della comunicazione e, dopo la laurea specialistica in Filosofia, ho conseguito anche una laurea triennale in Storia. Terminati questi studi, ho frequentato un master con la Fondazione Garrone in “Turismo e valorizzazione economica delle risorse culturali nel Mediterraneo”, durante il quale è stata affrontato anche il tema della progettazione europea. Così, è maturato il mio interesse verso gli scambi internazionali. In seguito ho trascorso un periodo a Bruxelles, dove ho seguito un corso in “Finanziamenti europei nel Mediterraneo” presso la Camera di Commercio italo-belga. In quell’occasione, mi sono occupata soprattutto di progettazione europea legata al sociale e al no profit, in particolare le politiche giovanili e l’educazione non formale.

 

Attualmente sei presidente di YEAST: di che cosa si occupa la vostra Associazione?

Nel 2012, insieme ad Alessandro Boretti e Stefania Marongiu, ho fondato YEAST, che si occupa di scambi internazionali fra giovani, prevalentemente fra i 18 e i 25 anni ma talvolta fino ai 35. Offriamo la possibilità di viaggiare quasi a costo zero, in Europa ma anche in altre zone limitrofe, come Nord Africa ed ex URSS.
La nostra associazione organizza inoltre eventi dedicati al viaggio come educazione, anche pensando all’esperienza degli immigrati che vivono nella nostra città e sono una risorsa preziosa. Uno dei veicoli per conoscersi è dato dal cibo, così sono nati gli aperitivi “De gustibus. Tutti i sapori del mondo”. Non solo eventi culinari ma anche occasioni per scoprire arte ed artigianato, musica e danze tradizionali.

 

Collaboriamo infine con altre due realtà che sono nate contemporaneamente alla nostra: Maddalena Hostel ed AMA, Associazione Abitanti della Maddalena. Insieme promuoviamo progetti riguardanti il centro storico di Genova.

 

Perché avete scelto il nome Yeast, che in inglese significa “lievito”?

Il nome YEAST significa lievito, fermento, innanzi tutto perché ci piace la birra! Ma non solo: abbiamo scelto questo nome perché quando si viaggia si matura, si lievita. Il viaggio è un’esperienza molto forte, pensiamo a quanto si impara in tre giorni di viaggio rispetto a tre giorni a casa, nella routine quotidiana. Infine, fermento perché Genova è spesso considerata una città un po’ spenta, e volevamo portare un po’ di fermento in città.

 

Quali sono state le difficoltà iniziali che hai incontrato e cosa ti ha spinto a credere in questo progetto e portarlo avanti?
Le difficoltà iniziali che abbiamo incontrato riguardano soprattutto la mancata conoscenza della progettazione europea in materia di politiche giovanili. Tutti conoscono l’Erasmus, qualcuno il progetto Leonardo da Vinci, ma quasi nessuno conosce Youth in Action: si tratta di un’esperienza di una settimana o dieci giorni all’estero, con rimborso spese.

Tuttavia io ho continuato a credere in questo progetto perché queste esperienze mi hanno cambiato la vita. Ho fatto una dozzina di scambi con Youth in Action, sia come utente che come group leader e come trainer dell’Unione Europea. Queste esperienze portano ad avere una mentalità più aperta, sono stimoli fortissimi e mi dispiace che altre persone non possano vivere queste esperienze solo perché non ne conoscono l’esistenza. Inoltre, questi progetti sono un forte incentivo alla cittadinanza attiva: si torna molto stimolati a prendersi cura della propria città. Per queste ragioni, ciò che conta per me è far conoscere il più possibile queste opportunità.

 

Lo slogan di YEAST è “ti mandiamo a quel paese”. Perché è importante fare esperienze all’estero? Anche tu hai svolto all’estero periodi di studio, lavoro o volontariato?
Fare esperienze all’estero è importante per varie ragioni. Ad esempio, all’estero sono più diffusi i principi di meritocrazia e di fiducia: durante la seconda settimana del progetto Leonardo, io mi sono trovata a gestire un progetto europeo senza averlo mai fatto prima. Ma, soprattutto, si scopre un altro punto di vista rispetto al “mugugno” genovese. Io ho svolto l’Erasmus a Malta, sono stata poi a Bruxelles e a Londra ed infine ho svolto molti progetti Youth in action. È importante provare a mettere in pratica le proprie competenze e sicuramente l’esperienza all’estero fornisce stimoli forti: aiuta a capire gli errori da non ripetere così come gli aspetti vincenti da imitare. Le competenze che si acquisiscono all’estero, una volta tornati in Italia, possono essere spendibili nella propria regione.

 

Parliamo della vostra nuova pubblicazione “Mettiti in gioco: aiuta la tua Impresa!”: di che cosa si tratta e a chi è rivolta?
Questa pubblicazione nasce grazie ad un bando dell’Università degli Studi di Genova, e comprende due azioni: il workshop che si terrà venerdì 24 ottobre alla Biblioteca Berio e la pubblicazione di 5000 copie della rivista dedicata ad Erasmus+ e alle opportunità di soggiorni all’estero, ai tirocini retribuiti, e allo spirito imprenditoriale. Ci sono tantissime possibilità, tantissimi bandi dedicati alle start-up. Esistono incubatori di impresa, sportelli cooperativi e via dicendo, ma spesso non sono conosciuti. La rivista verrà distribuita all’Università di Genova e nei principali luoghi di aggregazione giovanile, ma non solo: sarà disponibile online in formato pdf.

 

La nostra pubblicazione rivolge principalmente agli universitari, a tutti coloro che vogliono mettersi in gioco e realizzare i propri sogni. È utile sapere che ci sono opportunità anche nel campo dell’arte e della cultura: penso a ragazzi che amano dipingere, scrivere, fare fotografie e via dicendo.

 

Erasmus e imprenditoria giovanile: che cosa lega questi due importanti temi?
La voglia di mettersi in gioco: voglia di partire o di realizzare un’impresa, che non significa solo mettere in piedi una start-up, aprire un’attività in proprio, ma anche come “realizzazione di qualcosa di arduo, difficile”, come trovare i fondi per stampare un proprio libro, aprire un’associazione culturale, organizzare una mostra fotografica. Dunque, il trait d’union è costituito dalla voglia di mettersi in gioco e dalle opportunità: ci sono moltissime opportunità poco conosciute. Certo, realizzare i propri sogni è molto difficile, non lo nego. Ma è giusto far conoscere le possibilità e i finanziamenti che esistono, non solo nei settori legati alla tecnologia ma anche negli ambiti legati al sociale, all’educazione non formale, al turismo, alla cultura.

 

 

Che cosa consiglieresti ai ragazzi che vorrebbero mettersi in gioco, ad esempio avviando un’impresa o facendo un’esperienza all’estero, ma temono che i loro sogni siano irrealizzabili?
Prima di tutto non bisogna mai pensare che i propri sogni siano irrealizzabili. Certo, bisogna ammettere che sia difficile. Per questo consiglio ai ragazzi di concentrarsi su ciò in cui credono davvero, anziché puntare sulla quantità e distribuire copie del curriculum ovunque. Penso sia importante chiedersi quale sia il lavoro ideale o il luogo ideale dove lavorare e provare a creare il proprio personale profilo.

Il mio secondo consiglio è quello di creare una rete, di unirsi, perché remare da soli in un oceano in tempesta è molto difficile. È utile anche fare rete fra realtà diverse: ad esempio uno scrittore, un fotografo e un blogger possono realizzare insieme un progetto che possa valorizzare le loro differenti capacità. Io penso che uno più uno faccia quattro: lavorare in team valorizza ciascuno il doppio.

Infine, consiglio di cominciare a realizzare i propri sogni partendo dalle piccole cose. La nostra associazione conta attualmente circa novanta iscritti, ma portiamo avanti i nostri progetti con entusiasmo. Finché i sogni restano nel cassetto non sono che idee astratte È provando a metterle in pratica, confrontandosi con gli altri che è possibile comprendere come mettere a frutto le proprie competenze.

 

L’edizione di quest’anno del Salone ABCD+Orientamenti vede in Steve Jobs un esempio positivo per i giovani che, ancora di più in momenti economicamente difficili come quello che stiamo attraversando, devono essere sostenuti e incentivati a credere in sé stessi e nelle proprie capacità. Per questo “Stay hungry, stay foolish” è diventato il tema dell’edizione 2014. Anche a te è capitato di sentirti “affamata e folle”?

Anche YEAST sarà presente alla prossima edizione di ABCD e sono contentissima che si parli di essere “hungry and foolish”. Pensare di realizzare i propri sogni può sembrare un po’ un’idea folle. Ma se non vogliamo metterci in gioco di portare fermento nei luoghi dove viviamo, non resta che accettare di vivere in una città grigia. Bisogna prendere esempio anche da chi non ha avuto successo, dalle start-up che non sono riuscite ad andare avanti. Non è vero che tutti riescono a diventare imprenditori di loro stessi, e bisogna capire che cosa non ha funzionato, ma è anche vero che chi è riuscito a realizzare il suo sogno c’è riuscito molto bene. È importante essere un po’ folli per provarci ed è importante anche saper cambiare idea, essere open minded: a volte basta cambiare di poco la propria idea per renderla vincente.

 

Intervista di Laura Santi Amantini

 

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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