Intervista al vice presidente della Regione Liguria e assessore alla sanità Claudio Montaldo

 “Ai giovani dico di buttarsi. Di cogliere le opportunità che gli si offrono, di crederci e impegnarsi”.

 

Quale messaggio vuole dare alle migliaia di giovani che affolleranno questa tre giorni dedicata alla formazione e al lavoro?

Sono convinto che si debba virare rotta e puntare sui giovani. E lo dico io che mi sono sempre occupato molto degli anziani, che rappresentano la realtà più forte e rilevante della Regione. Se vogliamo dare loro un futuro dobbiamo già oggi costruire ogni azione chiedendoci se potrà offrire un’opportunità in più per i giovani.  Ai giovani dico di buttarsi. Di cogliere le opportunità che gli si offrono, di crederci e impegnarsi. Certamente però noi dobbiamo dare loro le condizioni per restare, per andare ma poi tornare.

E per farlo la Regione deve creare loro degli spazi, qui. Ma non si può farlo pensando ad un solo settore, ad investire in un’unica direzione. Dobbiamo saper suonare un pianoforte, non solo due tasti. Certo, se dovessi dire verso quale futuro ci muoviamo e qual’è il settore che credo vada maggiormente sostenuto direi le tecnologie, l’Ict, l’innovazione.

A questo proposito si parla tanto del parco scientifico tecnologico degli Erzelli. Lei ci crede ancora?

Erzelli è una scommessa su cui puntare e continuare a credere, anche se nel tempo sono cambiati e cambieranno le condizioni e gli attori del processo. Certamente l’Università che è la sede, il cuore, dove i giovani si impegnano, crescono e costruiscono il loro futuro, non può non impegnarsi in questo senso.

Lei è anche Assessore alla Sanità. Cosa può vuole dire ai tanti giovani che intendono iniziare questa strada, ai futuri medici, infermieri e ricercatori?

Il lavoro da fare è tanto. La prima, importante azione da portare avanti, nella quale mi sono impegnato personalmente, è a favore dei medici. Occorre lavorare per modificare le regole contrattuali e consentirgli di entrare in attività prima. Non possiamo lasciare giovani, magari già trentenni, in attesa.

Poi occorre aprire nuovi spazi per le diverse professioni sanitarie rompendo uno schema consueto e antico che vede come unica possibilità di crescita professionale la carriera gestionale (per i medici il primariato, per gli infermieri il ruolo di direttore infermieristico). La Sanità ha bisogno di gestori ma anche di chi fa la professione, non vuole assumere altri incarichi burocratici e gestionali, e non per questo non deve essere riconosciuto.

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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