Intervista a William Salice

William_SaliceQuarantasei anni trascorsi a fianco di Michele Ferrero, contribuendo a lanciare prodotti come Pocket Coffee e Ferrero Rocher e, soprattutto portando al successo la linea di prodotti Kinder, primo fra tutti il celebre ovetto Kinder Sorpresa, che quest’anno compie quarant’anni. Ma la carriera di William Salice non finisce qui: dopo il pensionamento, nel 2007, Salice ha deciso di “realizzare il sogno di aiutare gli altri a realizzare il proprio sogno”. Per questo ha creato la Fondazione Color Your Life, una straordinaria opportunità offerta ai ragazzi per mettersi in gioco e sviluppare i propri talenti.

 

Prima di tutto, come è iniziata la sua carriera nella Ferrero?

 

La mia carriera nasce nel 1960 come piazzista. Negli anni Cinquanta studiavo, studiavo, studiavo e, quando la Ferrero ha deciso di selezionare il personale per lavorare nel marketing, sono stato scelto per lavorare in quel settore. Dopo due anni, ho avuto l’onore di essere vicino ad un genio, Michele Ferrero.

 

Come è nata l’idea di creare il famoso ovetto Kinder?

 

Innanzi tutto, l’ispirazione non esiste. Esiste chi lavora, fa ricerca, cerca di capire il consumatore. Io lavoravo accanto ad un genio, Michele Ferrero, che ha deciso di portare la Pasqua tutto l’anno. Così, è nata l’idea di Kinder Sorpresa.

 

Si aspettava che il Kinder Sorpresa avrebbe avuto tanto successo?

 

La domanda è molto semplice e molto difficile allo stesso tempo. Da una parte, ci credevamo moltissimo: per capire bene bisogna collocarsi in quel contesto storico: erano gli anni Settanta. La sperimentazione del prodotto è iniziata nel 1972, il lancio ufficiale è arrivato nel ’74. All’epoca, i bambini italiani non avevano giocattoli, molti erano poveri e gli stessi negozi di giocattoli erano una rarità. Non dimentichiamoci che la sorpresa contenuta nell’ovetto è proprio un piccolo giocattolo, e il gioco era, ed è ancora, un elemento quotidiano nella vita dei ragazzi.

 

A suo avviso, è necessario un pizzico di follia per scommettere su qualcosa di nuovo, che sia un nuovo prodotto oppure una nuova impresa o un nuovo progetto?

 

Prima di tutto bisogna capire che cosa significa “follia”. A mio avviso, la follia non esiste. Esistono invece persone che hanno un’intuizione per capire quali sono le esigenze del consumatore, ma non certo dall’oggi al domani. Innovare significa studiare per comprendere i bisogno del consumatore, non ci sono “follie”. Bisogna lavorare, lavorare tantissimo per capire che cosa serve in quel momento storico.

 

Anche in tempo di crisi ha senso scommettere sulle professioni creative?

 

Delle professioni creative c’è sempre bisogno, non è un problema di oggi. Il problema di oggi è un altro: c’è più competizione, dunque è più difficile innovare.

 

Lei sulle passioni e sui sogni dei giovani ha deciso di investire molto. Come è nata l’idea di creare la Fondazione Color Your Life?

 

È molto semplice: restituire ai giovani quanto io ho ricevuto dalla vita, stimolandoli ad essere creativi al massimo. E, ripeto, essere creativi significa lavorare tantissimo. Solo studiando, solo comprendendo quali sono i bisogni dei consumatori, si può trovare la strada per innovare.

 

Color Your Life insegna ai giovani ad essere imprenditori di sé stessi. E, per fare questo, è necessario imparare a capire anche gli altri.

 

Di che cosa si occupa esattamente la sua Fondazione?

 

Color Your Life insegna ai ragazzi a tradurre in pratica ciò che gli esperti insegnano loro: se la mattina gli esperti spiegano come realizzare una campagna pubblicitaria, nel pomeriggio, divisi in gruppi di lavoro, i ragazzi lavorano per realizzare loro stessi una campagna pubblicitaria. Inoltre, insegniamo loro che per innovare è necessario conoscere bene ciò che è già stato fatto. Se non conosci il passato, non puoi creare il futuro. Come diciamo ai ragazzi, “se conosci la storia, sarai tu a farla”.

 

Quali sono i talenti che Color Your Life si propone di scoprire e potenziare?

 

Sono tantissimi e molto vari. Quasi duecento sono i ragazzi che quest’anno sono venuti al Color Campus, ma le richieste sono state più di mille. I ragazzi che hanno partecipato alle nostre attività sono tutti potenzialmente molto promettenti, sanno ricercare la propria strada e io credo che sapranno trovarla.

 

Tutte le passioni sono ugualmente spendibili nel mondo del lavoro?

 

Sì, la strada è una sola: studiare, studiare moltissimo, e poi lavorare, lavorare moltissimo.

 

Che cosa direbbe ad un ragazzo che ha un sono nel cassetto ma ha paura che non sia possibile realizzarlo?

Il mio consiglio è avere il coraggio di prepararsi per realizzare il proprio sogno, studiando e lavorando tantissimo. Gli adulti possono dare il loro esempio: gli esperti che collaborano con Color Your Life sono tutti adulti che hanno avuto successo nella vita e dimostrano ai ragazzi che realizzare i propri sogni è possibile. Si può realizzare qualunque cosa, a patto di studiare e lavorare moltissimo.

 

L’edizione di quest’anno del Salone ABCD+Orientamenti vede in Steve Jobs un esempio positivo per i giovani che, ancora di più in momenti economicamente difficili come quello che stiamo attraversando, devono essere sostenuti e incentivati a credere in sé stessi e nelle proprie capacità. Per questo “Siate affamati e siate folli” è diventato il tema dell’edizione 2014. Lei si ritrova in questo slogan?

 

Quando si parla di “essere affamati ed essere folli” non bisogna dimenticare che dietro a tutto questo c’è molto lavoro. Lo stesso Steve Jobs era sì folle, ma curava nei minimi dettagli quello che faceva. Dunque sì, bisogna essere affamati e folli, ma bisogna anche prepararsi moltissimo per raggiungere un traguardo.

 

Lei si è mai sentito “affamato e folle”?

Certamente, tutti i giorni.

 

Intervista a cura di Laura Santi Amantini

 

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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