Invalsi confermano: Italia spaccata in due. Al Nord studenti più preparati che al Sud

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Presentati i risultati 2013 dei test sulla scuola italiana. Purtroppo con poche sorprese: la provincia di Trento al top, Sicilia quasi sempre ultima nelle graduatorie. Femmine meglio dei maschi, e il divario tra settentrione e meridione si allarga.

IL RAPPORTO sugli apprendimenti 2013 dell’Invalsi promuove la scuola di Trento e rimanda a settembre quella meridionale. Bocciata la scuola siciliana, ultima in 8 delle dieci classifiche regionali stilate dall’istituto di Frascati. Questa mattina, a Roma, gli esperti dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione hanno presentato i risultati dei test Invalsi somministrati dal 7 maggio al 17 giugno scorsi a quasi 3 milioni di alunni italiani. Rapporto pubblicato a tempo di record, 24 giorni dopo la prova nazionale di terza media. Alla presentazione era presente anche il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che ha sottolineato il valore formativo della valutazione e gettato acqua sul fuoco rispetto alle polemiche che ogni anno accompagnano i test Invalsi.

Una operazione, ha spiegato il ministro, che deve “uscire da una logica di ‘guerre di religione’ essendo ben consapevoli del fatto che non si tratta del ‘giudizio di Dio’”. E che dovrebbe essere invece considerata “come ascolto e come occasione di conoscere meglio la scuola e i suoi problemi, che sia un’utile guida per un percorso dove sono sempre le persone, con il loro impegno, a fare la differenza”.

Ma c’è chi la pensa in un altro modo. “Nessuna ‘guerra di religione’ -  replica alla ministra la senatrice Alessia Petraglia, capogruppo di Sinistra, ecologia e libertà in commissione Istruzione  -  ma i risultati ottenuti nei test Invalsi non possono misurare gli esiti educativi complessivi di quelle scuole che riescono, spesso con risorse scarsissime, a motivare alla frequenza anche gli alunni più svantaggiati”.

“La valutazione scolastica  -  prosegue la parlamentare  -  è tema delicato che non si può affrontare in maniera parziale e senza una interlocuzione continua e approfondita con il corpo insegnante. Piuttosto è grave – prosegue Petraglia – che la ministra Carrozza non dica nulla sull’impoverimento e la marginalizzazione che la scuola ha subito nel nostro Paese a causa dei tagli e senza peraltro intervenire sulle situazioni più critiche”. I dati snocciolati poche ore fa confermano l’enorme differenza di performance esistente ancora in Italia tra le regioni settentrionali e quelle meridionali del Paese. Un gap che in alcuni casi si accentua rispetto all’anno scorso.

In cima alla classifica dei sistemi scolastici regionali c’è quello della provincia autonoma di Trento, che in quasi tutte le graduatorie di Italiano e Matematica  -  riguardanti gli alunni della seconda e quinta elementare, prima e terza media e seconda superiore  -  si piazza in testa. Ma sono le regioni del Nord-Ovest a strappare, tra le aree geografiche, i migliori risultati. In fondo alla classifica si piazzano le regioni meridionali, Calabria, Sardegna e Sicilia in particolare. Un divario, che a distanza di 12 mesi, si è addirittura incrementato. Basta fare qualche esempio. I 200 punti della media nazionale per tutte le prove diventano 215 in Piemonte e 178 in Sardegna per la prova di Matematica della scuola superiore.

Una differenza di 37 punti che l’anno scorso ammontava “soltanto” a 27 punti. In parecchi casi, quindi, il gap tra Nord e Sud si è amplificato. La peculiarità del sistema formativo italiano a due velocità è dato da due diversi trend: al Nord le performance migliorano dalla seconda elementare ella seconda superiore; al Sud e nelle regioni dell’Italia centrale l’andamento si inverte. E i risultati peggiorano procedendo verso le classi della scuola secondaria di secondo grado. Tra le regioni dell’Italia centrale spiccano i buoni risultati delle scuole delle Marche, in testa a tutte le regioni del raggruppamento centro-meridionale.

Permangono quasi inalterate le differenze di performance, evidenziate già in passato, tra alunni maschi e femmine, a vantaggio di queste ultime; tra italiani e stranieri, a vantaggio dei primi, e alunni in regola col percorso scolastico e in ritardo. Si confermano superiori le performance degli studenti liceali rispetto ai compagni che frequentano gli istituti tecnici e professionali, ma capita anche che un liceale meridionale si veda superato da uno studente che frequenta l’istituto tecnico in una scuola del Nord. Leggermente meglio, nel complesso, le competenze in Italiano rispetto a quelle in Matematica.

E a sorpresa, nel corso della presentazione dei risultati, Roberto Ricci  -  a capo degli esperti dell’Invalsi  -  svela che le enormi differenze di performance fra la scuola settentrionale e quella meridionale sono da attribuire soltanto in parte alle diverse condizioni socio-economiche e culturali. Tali differenze sarebbero dovute, in base alle elaborazioni effettuate dall’istituto, al diverso funzionamento tra i sistemi scolastici. “La notizia positiva è che  -  ha detto durante la presentazione  -  ci sono ampi margini di miglioramento”. In apertura, i precari dell’Invalsi hanno letto un comunicato al ministro sulla condizione dell’istituto, che non ha ancora i vertici dirigenziali, e dei precari che non hanno certezza del futuro.

Il ministro Carrozza si è impegnato a risolvere il primo punto entro luglio. Nel corso di quasi tre ore di presentazione, i relatori hanno sottolineato a più riprese il ruolo di supporto alle decisioni delle singole scuole che svolgono le rilevazioni condotte dall’Invalsi. Senza nessuna intenzione inquisitoria né premiale. E con un occhio rivolto al web, con una indagine  -  condotta via internet  -  sulla percezione di studenti e genitori delle prove del primo grado.

(16 Luglio – di SALVO INTRAVAIA – www.repubblica.it/scuola)

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