Laurea e lavoro: ecco la mappa dei corsi con una marcia in più

di Francesca Barbieri – Fonte www.scuola24.ilsole24ore.com, 6 luglio 2015

 

L’investimento in formazione paga. Anche durante gli anni della crisi e in barba alle statistiche che evidenziano il gap dell’Italia, dove solo il 22% delle persone tra 25 e 34 anni ha una laurea in tasca, rispetto al resto d’Europa che arriva al 37 per cento. L’Istat certifica, infatti, che il tasso di occupazione dei laureati è al 76,4% contro il 62,2% dei diplomati. Non solo, la quota di senza lavoro tra i primi è al 7,8% rispetto all’11,9% dei diplomati e a cavallo della recessione – dal 2007 al 2014 – se il tasso di disoccupazione è cresciuto dell’8,9% per chi aveva solo la licenza media, del 6,3% per i diplomati si è registrato “appena” un +3,4% per i laureati.

Numeri che, in uno scenario ancora ”ostile” a chi muove i primi passi nel mercato del lavoro, possono comunque rafforzare la convinzione dei ragazzi che dopo la maturità puntano a entrare nelle aule degli atenei. Con la consapevolezza che nella scelta è necessario guardare a un orizzonte di medio periodo: dai tre ai cinque anni, a seconda che ci si fermi al titolo triennale o si decida di proseguire con la specialistica.

 

Quale corso scegliere
Medicina o professioni sanitarie, economia o giurisprudenza, lettere o scienze della comunicazione? Decidere per il proprio futuro non è semplice, soprattutto se ci si trova davanti a un ventaglio ampio di possibilità come quello offerto dagli atenei italiani, tra università pubbliche, private e telematiche. Una scelta che deve tenere conto non solo degli interessi personali, ma anche delle prospettive occupazionali, della qualità e del respiro internazionale dei programmi.

«La scelta andrebbe meditata fin dal quarto anno delle superiori – sottolinea Giuseppe De Luca, prorettore alla didattica dell’Università Statale di Milano -: il primo passo è fare un’attenta valutazione delle proprie attitudini e a questo scopo molti atenei prevedono test di orientamento per le matricole». Anche il consorzio AlmaLaurea -che raggruppa 72 atenei dai quali arriva oltre il 90% dei laureati- ha creato il percorso AlmaOrientati, proprio con l’obiettivo di supportare in modo concreto la riflessione dei giovani sulla scelta universitaria.

«Lo step successivo – aggiunge De Luca – è individuare un’area disciplinare all’interno della quale valutare i corsi sulla base degli obiettivi formativi proposti in termini di competenze e di sbocchi professionali, senza poi trascurare l’elenco degli esami e degli insegnamenti per non trovarsi di fronte a scogli insormontabili e arrendersi senza ultimare gli studi». Per questo va ben valutata la propria motivazione rispetto all’impegno richiesto dai corsi. «Da considerare – dice De Luca – se sono previsti corsi di inglese e di altre lingue straniere, programmi Erasmus, stage nelle imprese e la presenza di docenti visiting, provenienti dall’estero. Infine, attenzione alla qualità dell’ateneo in termini di servizi offerti allo studente, organizzazione della didattica e degli esami».

In partenza per il prossimo anno accademico ci sono circa 4.500 corsi, tra primo, secondo livello e ciclo unico.

 

Gli sbocchi occupazionali
Secondo le rilevazioni di AlmaLaurea sul podio dei titoli di studio che offrono migliori risultati sul mercato del lavoro troviamo medici e professioni sanitarie, ingegneri, economisti e “dottori” in statistica. Tutte conferme, a partire dai medici, che nel 97% dei casi lavorano a 5 anni dal titolo, con il 95% di contratti stabili, seguiti dagli ingegneri che in quasi il 91% dei casi sono occupati e con economisti e statistici all’87,5% (si veda l’infografica a lato).

In generale, poi, secondo le elaborazioni del centro studi Datagiovani sul sistema informativo Excelsior di Unioncamere, le imprese private assumono oltre 20mila laureati ogni trimestre, più di 80mila l’anno. Per il secondo trimestre del 2015 le previsioni di assunzione di laureati non sono mai state così positive da quando esiste il sistema di rilevazione trimestrale (2011). Le aziende hanno infatti programmato di reclutare 24mila laureati, in aumento del 41% sullo stesso periodo del 2014 e con appena 2mila stagionali.

A livello settoriale sono i servizi a richiedere più laureati (quasi 16mila), in particolare nella finanza e nelle assicurazioni, nell’informatica e tlc e nei servizi avanzati alle imprese. Nell’industria le domande maggiori arrivano da chimica-farmaceutica e meccatronica, entrambe intorno al 30% delle assunzioni totali previste.

Le imprese cercano laureati in primis per ricoprire posizioni di analisti , programmatori e progettisti di software, addetti agli affari generali (gestione amministrativa a 360° dell’impresa), ingegneri energetici e meccanici, tecnici della vendita e della distribuzione, addetti sanitari in campo infermieristico, ostetrico e riabilitativo.

 

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

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