Le priorità e il futuro dell’orientamento, intervista alla responsabile dei servizi per l’orientamento dell’Università di Genova Antonella Bonfà

Quali sono le priorità per l’orientamento e cosa occorre fare nell’immediato futuro? Qual è e quale potrà essere nei prossimi anni il ruolo dell’Università?

 

L’approvazione delle Linee guida nazionali sull’orientamento permanente ha iniziato a dare una risposta alle numerose istanze sulle priorità nazionali in materia che, come abbiamo visto, fanno riferimento alla definizione di standard ovvero di “soglie” di accettabilità delle prestazioni cui il soggetto produttore o erogatore dei servizi è tenuto ad uniformarsi, e alla definizione delle competenze degli orientatori. Nell’immediato futuro, infatti, si proseguirà in questo senso. Le Linee Guida nazionali sull’orientamento fanno riferimento a 5 funzioni finalizzate alla realizzazione del diritto all’orientamento: Educativa; Informativa; di Accompagnamento a specifiche esperienze di transizione; Consulenza orientativa; di Sistema. Partendo dalle 5 funzioni si avvierà una riflessione sulla terminologia utilizzata nei diversi dispositivi nazionali e regionali con l’obiettivo di definire standard, funzioni di orientamento, finalità, azioni e servizi. Lo sforzo è, pertanto, quello di partire da una definizione iniziale di standard da condividere in modo tale da porre le basi per un linguaggio condiviso al fine di superare la frammentarietà dei sistemi e dei servizi.

 

Il ruolo dell’Università, oltre a un supporto di tipo tecnico e scientifico ai tavoli nazionali sull’orientamento, si colloca nel campo della formazione degli operatori di orientamento e nella certificazione delle competenze di quanti, a vario titolo, operano quotidianamente nel settore senza alcun riconoscimento e, talvolta, senza neppure una formazione specifica. Il tema della certificazione delle competenze e dell’individuazione dei percorsi formativi è strategico e non più rimandabile. Oggi l’Università sta lavorando insieme agli altri attori istituzionali come le regioni, capofila la Regione Liguria, per definire con chiarezza insieme agli standard dei servizi di orientamento anche le modalità di riconoscimento e certificazione delle competenze degli operatori.

 

Quali risposte darete agli attuali attori dell’orientamento e a chi si vorrà formare in un prossimo futuro?

 

Le risposte auspicabili ipotizzano due tipologie di percorsi: una tipologia relativa ai nuovi ingressi che miri a formare un profilo professionale ad hoc, possibilmente attraverso la programmazione di specifici corsi di laurea volti a formare professionisti/tecnici di scienze dell’orientamento, e che non si confonda più con altri profili come ad es. quello dell’’educatore, del pedagogista o dello psicologo; l’altra, per chi già opera nell’ambito dell’orientamento, prevede la definizione di un dispositivo certo di riconoscimento delle funzioni/certificazione delle competenze che tenga conto sia dell’esperienza lavorativa pregressa sia di specifici percorsi formativi dedicati o da dedicare (es. master universitari, corsi di perfezionamento, ecc.).

 

Si parlerà di un unico profilo professionale dell’orientatore oppure di più profili perché diverse sono le attività e gli ambiti di intervento? E nel cosa su quali e quanti profili state ragionando?

 

La riflessione degli attori istituzionali, al momento, si focalizza sul dato di fatto che vede l’Italia priva di una regolamentazione della professione di orientatore. Le figure preposte all’orientamento risultano essere le più svariate per denominazione, percorso professionale e competenze. I dati del rapporto orientamento dell’ISFOL evidenziano, a questo proposito, una grossa eterogeneità e frammentarietà di situazioni. Si va dallo psicologo, all’insegnante, al formatore, all’economista o, in casi non rari, al semplice impiegato front-office. La prima cosa da fare sarebbe quella di regolamentare i profili professionali dell’orientamento attraverso una definizione delle mansioni e della formazione da intraprendere. In secondo luogo, poiché le funzioni dell’orientamento definite nelle Linee guida sull’orientamento permanente sono cinque, ognuna con proprie specifiche caratteristiche operative, si dovrebbero prefigurare diverse possibili specialità a seconda della funzione prevalente svolta. La decisione spetta agli attori del Gruppo di lavoro interistituzionale sull’orientamento permanente, presso la Conferenza Unificata Stato-Regioni, composto dai rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dell’economia e delle finanze, delle Regioni, dell’ANCI e dell’UPI. Una volta definito se l’orientatore debba corrispondere ad uno o a più profili, si ragionerà sulla tipologia di profili da prevedere facendo riferimento anche al Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF) e ai repertori professionali che si stanno delineando a livello nazionale.

 

Chi in questi anni si è occupato di orientamento, parliamo ad esempio dei tanti docenti orientatori delle scuole superiori, cosa si dovranno aspettare? Verrà riconosciuto il loro lavoro o, ricoprendo più ruoli, non potranno vedersi riconoscere la competenza acquisita sul campo, e perderanno (e faranno perdere alle scuola) il know-how acquisito sul campo?

 

A questo proposito segnalo il documento del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca emanato nel mese di febbraio 2014 sull’orientamento nelle scuole nell’ambito delle Linee guida nazionali sull’orientamento permanente del dicembre 2013. Il documento, infatti, precisa testualmente che “è necessario che la scuola investa sulla formazione iniziale e continua di tutti i docenti, affinché essi si facciano carico di esigenze diverse, delle mutate richieste della società e del mondo del lavoro, nonché dei nuovi modelli di apprendimento dei giovani, come pure delle loro difficoltà e disagi” e che “alla scuola è riconosciuto un ruolo centrale nei processi di orientamento e ad essa spetta il compito di realizzare autonomamente o in rete con gli altri Soggetti pubblici e privati, attività di orientamento finalizzate alla costruzione e al potenziamento di specifiche competenze orientative”. In questa prospettiva al docente è, di fatto, riconosciuto un ruolo centrale per l’orientamento tanto che il documento promuove l’introduzione nella scuola di specifiche figure di sistema ovvero di figure professionali di docenti, adeguatamente formate, dedicate all’orientamento con compiti organizzativi e competenze professionali allargati rispetto alla funzione docente, da prevedersi in ogni istituto. A tal fine sono previsti percorsi di formazione sull’orientamento, diretti a tutti i docenti in servizio, che impartiscano conoscenze del contesto socio-economico, del mondo del lavoro e dell’imprenditorialità e, soprattutto, della cultura e dell’etica del lavoro, anche in dimensione internazionale.

 

Orientamento e scuola, orientamento e educazione dovrebbero viaggiare di pari passo. Ma guardando l’utenza finale che usufruisce dei servizi di orientamento viene da chiedersi se non sia necessario lavorare di più sull’educazione all’orientamento, partendo dalle scuole stesse.

 

Una delle cinque funzioni declinate nelle Linee guida nazionali sull’orientamento è proprio la funzione educativa. Tale funzione assolve al compito di favorire nella persona la maturazione di un atteggiamento e di un comportamento proattivi per lo sviluppo delle capacità di gestione autonoma e consapevole del proprio processo di orientamento, fin dall’inizio dell’esperienza scolare, attraverso la didattica orientativa. Il sistema scolastico è visto, quindi, quale attore principale nello sviluppo e nella maturazione del processo di auto-orientamento e delle competenze orientative di base o propedeutiche al fronteggiamento di specifiche esperienze di transizione. Secondo l’attuale normativa di riferimento, questa funzione coincide con le finalità della didattica orientativa che costituisce parte integrante del progetto formativo d’istituto ed è di stretta competenza dei docenti. Anche in questo caso è utile richiamare il documento del Ministero dell’istruzione in materia di orientamento nelle scuole che afferma come “il punto di partenza e base del nuovo sistema, come è riconosciuto nelle ‘Linee Guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente’ della Conferenza unificata e nel Piano ‘Garanzia per i Giovani’ sia la centralità del sistema scolastico nella sua interezza, che costituisce il luogo insostituibile nel quale ogni giovane deve acquisire e potenziare le competenze di base e trasversali per l’orientamento, necessarie a sviluppare la propria identità, autonomia, decisione e progettualità”.

 

La mancanza di un coordinamento centrale ha limitato per lungo tempo l’efficacia e l’efficienza delle politiche di orientamento, facendo peraltro aumentare il numero e le tipologie di strutture presenti nei diversi territori regionali. Oggi a che punto siamo?

 

La mancanza di un coordinamento centrale ha pesato molto sulle politiche nazionali di orientamento. Nel 2011 abbiamo collaborato, insieme ad Agenzia Liguria Lavoro, ad uno studio sulle priorità nazionali dell’orientamento. Abbiamo intervistato diverse regioni italiane verificando il perdurare di una situazione di estrema frammentarietà dei servizi e delle strutture, dove spesso le iniziative di orientamento avevano un carattere sperimentale, di durata temporanea, legate a fondi a progetto non consentendo così ai decisori politici la progettazione di politiche a lungo termine.

Di fronte a questa situazione, le regioni stesse chiedevano di inserire tra le priorità nazionali dell’orientamento la definizione di una governance a livello centrale e di standard condivisi, come passaggio indispensabile per garantire l’omogeneizzazione, la qualità e la stabilizzazione dei servizi sui territori. Alcuni passi importanti in questo senso sono stati compiuti: nel dicembre 2012 è stato approvato dalla Conferenza unificata Stato-Regioni l’Accordo tra il Governo, le Regioni e gli Enti locali concernente la definizione del sistema nazionale sull’orientamento permanente con una definizione condivisa di orientamento, una proposta di governance multilivello mirata alla promozione dell’integrazione politico-istituzionale e tecnico-operativa dei sistemi e per la programmazione degli interventi. Nel dicembre 2013, sono state, quindi, approvate dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni le Linee guida nazionali sull’orientamento permanente che mirano, tra l’altro, alla definizione di Standard / LEP dei servizi di orientamento, di strumenti di monitoraggio delle politiche e degli interventi e delle competenze degli operatori. La Linee guida pongono come priorità delle politiche di orientamento la centralità della persona con le sue esigenze educative, formative, professionali e lavorative, in coerenza con le strategie per l’apprendimento permanente, con gli obiettivi del nuovo ciclo di programmazione comunitaria e il programma della “European Youth Guarantee”, al fine di contrastare il disagio formativo, di favorire l’occupabilità e di incoraggiare l’inclusione sociale.

 

                              
Paola Castellazzo

Le presenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del MIBACT e del MIUR ad ABCD

min lavoro

Logo_Mibact

Logo_Miur

Ultime news

Logo_Genova